E' un periodo difficile, un periodo di riflessioni e, tanto per cambiare, uno di quei periodi in cui rimetto discussione tutto.
Sul lavoro incontro storie tragiche di persone in apparente benessere che su un sintomo comparso per caso si trovano dentro l'incubo di malattie incurabili; a casa ci sono amici che stanno male, preghiere per figli, mamme e papà che si confrontano con malattie mortali.
E poi leggo un articolo, un articolo stupido, mal scritto, non condivisibile, ma una articolo che mi fa riflettere. Le rotelle quindi vengono oleate e cominciano a girare veloci nella mia testa prospettandomi immagini, confondendo pensieri.
Da quando nasci sai che devi morire, sai che ogni giorno è un giorno in meno da vivere ed uno in più verso la fine della vita terrena. Da cattolica credo nella fine del mondo, nella venuta di Gesù, nella vita nell'aldilà. So anche di non conoscere quando il cammino su questa terra terminerà, eppure....non sono pronta! L'idea, la sola idea, che tutto potrebbe finire oggi, adesso, mi trova impreparata. Mi sembra di avere ancora così tante cose da fare. Mi immagino lì, in piedi, pronta a dire "no, aspetta un attimo, ripassa più tardi, devo finire, devo ancora fare delle cose".
La mia vita è tutta proiettata nel futuro, tutto quello che faccio, i miei pensieri e le mie azioni, sono rivolti al futuro. E così finisce che vivo meno il presente? No, non credo. Eppure quanto fatto finora non mi basta, desidero tempo.
Sono innamorata di questa vita. So che è temporanea, che ci sarà un Domani, ma a me questo oggi piace. Così l'idea che tutto finisca, che qualcosa si spezzi inaspettatamente mi mette ansia.
Si può vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo? Oppure si deve costruire un ponte con il futuro? Cosa farei io se oggi fosse l'ultimo giorno?
Ecco, queste domande mi mettono in crisi perchè io desidererei assaporare ogni respiro dei miei figli, passare ogni istanti con i miei cari. Desidererei solo stare con loro, nient'altro. Abbracciare e baciare le persone che più amo, prendermi cura di loro.
Quindi mi domando: ma quello che faccio tutti i giorni ha un senso? Oppure dovrei dedicarmi ai miei figli? E' giusto vivere ipotizzando un futuro? O forse bisogna, almeno un po', mollare le redini e vivere del presente?
Ho timore di trovarmi un domani alla fine del futuro e dirmi "avrei potuto fare diversamente, avrei dovuto godere diversamente del mio presente.
Argh, che casino nella mia testa!!!
sabato 27 settembre 2014
venerdì 26 settembre 2014
Usiamo i termini giusti: questo è OMICIDIO
Ci sono figli desiderati, figli pretesi, figli abbondanti, figli uccisi. E da oggi c'è la commissione etica, nella fattispecie francese, che ti "autorizza" ad uccidere tuo figlio.
Dopo l'autodeterminazione della donna attraverso l'aborto, dopo la pretesa del figlio anche attraverso il corpo di altre donne, arriva ora l'assassinio autorizzato di un bambino, colpevole di essere nato troppo presto, di non essere all'altezza delle aspettative dei genitori.
Si chiama OMICIDIO. No, non esiste modo di indorare la pillola, non può esistere un politically correct.
Chi saimo, chi pensiamo di essere diventati per ergercici tanto in alto (o tanto in basso)?
Per permettere questo OMICDIO è intervenuto un comitato etico che...ha dato il suo benestare.
Etica=parte della filosofia relativa al problema del bene.
No, non c'è un bene in questa morte.
Non si uccide per carità! La carità non ammazza nessuno. Si ma, per carità; si soffre, per carità; si dona, per carità!
Certo, esiste anche il problema dell'accanimento terapeutico, ma sappiamo cosa si intende per accanimento? Perchè oggi tutti si permettono di parlare con termini e di parlare di cose che non conoscono. Quando vedi accadere tutti i giorni sotto i tuoi occhi la morte, quando devi scegliere quando sospendere o meno le cure, allora, forse, ti fai un'idea vaga di ocsa sia l'accanimento, ma soprattutto capisci cosa sia la vita.
Togliere l'ossigeno e lasciarlo morire di ipossia. Sì, morire soffocato per mancanza di ossigeno. Morire con quel desiderio irrefrenabile ed istintivo di aria. Morire percependo che si sta percorrendo una strada senza ritorno.
Si chiama OMICIDIO e non c'è sconto nei termini da usare.
Dopo l'autodeterminazione della donna attraverso l'aborto, dopo la pretesa del figlio anche attraverso il corpo di altre donne, arriva ora l'assassinio autorizzato di un bambino, colpevole di essere nato troppo presto, di non essere all'altezza delle aspettative dei genitori.
Si chiama OMICIDIO. No, non esiste modo di indorare la pillola, non può esistere un politically correct.
Chi saimo, chi pensiamo di essere diventati per ergercici tanto in alto (o tanto in basso)?
Per permettere questo OMICDIO è intervenuto un comitato etico che...ha dato il suo benestare.
Etica=parte della filosofia relativa al problema del bene.
No, non c'è un bene in questa morte.
Non si uccide per carità! La carità non ammazza nessuno. Si ma, per carità; si soffre, per carità; si dona, per carità!
Certo, esiste anche il problema dell'accanimento terapeutico, ma sappiamo cosa si intende per accanimento? Perchè oggi tutti si permettono di parlare con termini e di parlare di cose che non conoscono. Quando vedi accadere tutti i giorni sotto i tuoi occhi la morte, quando devi scegliere quando sospendere o meno le cure, allora, forse, ti fai un'idea vaga di ocsa sia l'accanimento, ma soprattutto capisci cosa sia la vita.
Togliere l'ossigeno e lasciarlo morire di ipossia. Sì, morire soffocato per mancanza di ossigeno. Morire con quel desiderio irrefrenabile ed istintivo di aria. Morire percependo che si sta percorrendo una strada senza ritorno.
Si chiama OMICIDIO e non c'è sconto nei termini da usare.
lunedì 22 settembre 2014
Anche Isacco cresce
Il mio piccolo Isacco è cresciuto ed anche lui si affaccia alle porte della scuola elementare
Mamma Jek è arrivata in scivolata la mattina del primo giorno di scuola, appena in tempo per scoccare un bacio al primogenito che a grandi passi si avvia verso la terza elementare, ed in tempo per accompagnare e stringere ancora un po' Isacchino che si avvia a varcare per la prima volta il portone della scuola.
Carico come una molla ha ritrovato vecchi amici con cui condividere queste emozioni. Emozioni che sprizzavano da ogni poro...chissà cosa pensava! E ora inizia anche per lui il lento cammino verso l'età adulta, costellatto di successi ed insuccessi che spero sappia sempre affrontare col sorriso.
Vederlo seduto nel banco, con quegli occhi curiosi che si guardavano intorno, il sorriso sdentato e anche un po' la delusione di essere stato diviso da alcuni dei suoi più cari amici...
Ti auguro di mantenere la stessa gioia del primo giorno, lo stesso stupore nel guardare la vita scorrere sotto i tuoi piedi. Ti auguro di volare tra le pagine dei libri, danzare insieme ai numeri. Ti auguro di camminare sereno, certo che non sarai mai solo. Ti auguro di incontrare amici sinceri e grandi maestri che ti insegnino ad amare la vita. Ti auguro di diventare uomo, piano piano, senza fretta, godendo di ogni passo, un grande uomo!
Mamma Jek è arrivata in scivolata la mattina del primo giorno di scuola, appena in tempo per scoccare un bacio al primogenito che a grandi passi si avvia verso la terza elementare, ed in tempo per accompagnare e stringere ancora un po' Isacchino che si avvia a varcare per la prima volta il portone della scuola.
Carico come una molla ha ritrovato vecchi amici con cui condividere queste emozioni. Emozioni che sprizzavano da ogni poro...chissà cosa pensava! E ora inizia anche per lui il lento cammino verso l'età adulta, costellatto di successi ed insuccessi che spero sappia sempre affrontare col sorriso.
Vederlo seduto nel banco, con quegli occhi curiosi che si guardavano intorno, il sorriso sdentato e anche un po' la delusione di essere stato diviso da alcuni dei suoi più cari amici...
Ti auguro di mantenere la stessa gioia del primo giorno, lo stesso stupore nel guardare la vita scorrere sotto i tuoi piedi. Ti auguro di volare tra le pagine dei libri, danzare insieme ai numeri. Ti auguro di camminare sereno, certo che non sarai mai solo. Ti auguro di incontrare amici sinceri e grandi maestri che ti insegnino ad amare la vita. Ti auguro di diventare uomo, piano piano, senza fretta, godendo di ogni passo, un grande uomo!
martedì 9 settembre 2014
Inizi di un nuovo anno
Questo inizio settembre mi sta mettendo a dura prova!!!
Le scuole tardano ad iniziare e la trepidazione per l'inizio del nuovo percorso sta piano piano lasciando spazio al nervoso per quest'attesa, ma soprattutto per le acrobazie di un saltimbanco che si giostra tra lavoro, bimbi a casa, attività a cui iscriverli e buoni pazienza da collezionare per tirarli fuori dalla manica quando necessario.
Per fortuna tutto sta piano piano prendendo forma! Un ringraziamento particolare ai nonni che in queste ultime settimane hanno fatto gli straordinari per darci una mano!
Intanto io mi sento a pezzi, no,no, non a pezzi, di più!!!! Un puzzle con pezzi sparsi ovunque. Dove sono le mie gambe che dovrebbero portarmi in bagno a sistemare il bucato? E le mani che mi servirebbero tanto per stirare? E la testa per riuscire almeno a pensare a quello che c'è da fare invece che rincorrerlo???
Insomma, quest'inizio d'anno si sta facendo sentire, sicuramente complici le brevi vacanze (12 giorni!!!) ed il brutto tempo che non mi ha permesso di ricaricarmi a dovere.
Anche i bambini sembra stiano finendo l'anno,piuttosto che iniziarlo. Giona si addormenta prima di cena (e la salta!) praticamente una sera sì ed una no.
beh, teniamoci tutti pronti per il 15: Isacco inizia la prima elementare!!!!!!!!!!!!!
Le scuole tardano ad iniziare e la trepidazione per l'inizio del nuovo percorso sta piano piano lasciando spazio al nervoso per quest'attesa, ma soprattutto per le acrobazie di un saltimbanco che si giostra tra lavoro, bimbi a casa, attività a cui iscriverli e buoni pazienza da collezionare per tirarli fuori dalla manica quando necessario.
Per fortuna tutto sta piano piano prendendo forma! Un ringraziamento particolare ai nonni che in queste ultime settimane hanno fatto gli straordinari per darci una mano!
Intanto io mi sento a pezzi, no,no, non a pezzi, di più!!!! Un puzzle con pezzi sparsi ovunque. Dove sono le mie gambe che dovrebbero portarmi in bagno a sistemare il bucato? E le mani che mi servirebbero tanto per stirare? E la testa per riuscire almeno a pensare a quello che c'è da fare invece che rincorrerlo???
Insomma, quest'inizio d'anno si sta facendo sentire, sicuramente complici le brevi vacanze (12 giorni!!!) ed il brutto tempo che non mi ha permesso di ricaricarmi a dovere.
Anche i bambini sembra stiano finendo l'anno,piuttosto che iniziarlo. Giona si addormenta prima di cena (e la salta!) praticamente una sera sì ed una no.
beh, teniamoci tutti pronti per il 15: Isacco inizia la prima elementare!!!!!!!!!!!!!
giovedì 28 agosto 2014
"Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro"
Quest'estate così fredda è stata per me molto calda di eventi. E' come se fosse stato disegnato per me un percorso a tappe che mi ha permesso di arrivare fino alla giornata di ieri.
Tutto è iniziato con il viaggio in Sardegna, attraverso cui ho rivisto delle parti di me che non credevo nemmeno esistessero ancora; poi la vacanza in montagna che ha consolidato amicizie sulle quali stiamo gettando le basi della nostra vita; e infine la giornata di ieri che mi ha permesso di guardare oltre, introducendomi alla Chiesa di Cristo.
Ieri 26 donne (o forse 30) si sono incontrate in un'incantevole e bucolica cornice. 30 quasi perfette sconosciute si sono date appuntamento per incontrarsi, per rendere reali degli incontri virtuali, e così, come era già accaduto anche in passato, dal virtuale si è passati al reale, "e il Verbo si fece Carne".
Ho passato giorni a chiedermi cosa c'entrassi io con loro, a chiedermi come avevo fatto a farmi coinvolgere in questo evento. ok, non è stato difficile, in fin dei conti sono un animale sociale, perciò basta dirmi vieni e io vengo, complice il fatto che saltare sul nostro furgone ed accendere i motori per me è un vero piacere. Mentre andavo mi continuavo a chiedere: io cosa c'entro? Ed appena arrivata mi sentivo un'infiltrata; intuivo di far parte di qualcosa di grande, qualcosa che aveva smosso 30 donne e le relative famiglie (e qualcuna per arrivare è stata costretta a partire il giorno prima e dormire fuori casa! "Lo avrei fatto io??????" continuavo a ripetermi!), ma non capivo cosa. E forse non lo capisco tutt'ora. E' semplicemente successo, accaduto, come dice la mia amica Cristina. Forse a noi, a me, è chiesto solo di starci; è stata una Grazia che ci è stata donata e per la quale non so dire altro che "GRAZIE".
Non è stato semplice, perchè, nonostante quel che si possa pensare di me, troppa gente mi dà fastidio, mi intimorisce, perciò so che non ero io, realmente io, so che la nostalgia che oggi mi porto dietro è legata a questo.
Ma so anche che Lui, misteriosamente, mi ha voluta lì, insieme alle altre 29, testimone del fatto che Lui c'è! Perchè qualcosa ieri è successo, veramente successo, come ben racconta Daniela.
D'altronde Lui ci aveva avvertite: "Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" Mt 18,20... Siamo noi che siamo duri di orecchi...e allora ben vengano giornate come ieri, che ci riportano proprio a questo!
A proposito, a quando la prossima?????
ps: sarà mica stato un caso che ieri fosse proprio Santa Monica, vero?????
Tutto è iniziato con il viaggio in Sardegna, attraverso cui ho rivisto delle parti di me che non credevo nemmeno esistessero ancora; poi la vacanza in montagna che ha consolidato amicizie sulle quali stiamo gettando le basi della nostra vita; e infine la giornata di ieri che mi ha permesso di guardare oltre, introducendomi alla Chiesa di Cristo.
Ieri 26 donne (o forse 30) si sono incontrate in un'incantevole e bucolica cornice. 30 quasi perfette sconosciute si sono date appuntamento per incontrarsi, per rendere reali degli incontri virtuali, e così, come era già accaduto anche in passato, dal virtuale si è passati al reale, "e il Verbo si fece Carne".
Ho passato giorni a chiedermi cosa c'entrassi io con loro, a chiedermi come avevo fatto a farmi coinvolgere in questo evento. ok, non è stato difficile, in fin dei conti sono un animale sociale, perciò basta dirmi vieni e io vengo, complice il fatto che saltare sul nostro furgone ed accendere i motori per me è un vero piacere. Mentre andavo mi continuavo a chiedere: io cosa c'entro? Ed appena arrivata mi sentivo un'infiltrata; intuivo di far parte di qualcosa di grande, qualcosa che aveva smosso 30 donne e le relative famiglie (e qualcuna per arrivare è stata costretta a partire il giorno prima e dormire fuori casa! "Lo avrei fatto io??????" continuavo a ripetermi!), ma non capivo cosa. E forse non lo capisco tutt'ora. E' semplicemente successo, accaduto, come dice la mia amica Cristina. Forse a noi, a me, è chiesto solo di starci; è stata una Grazia che ci è stata donata e per la quale non so dire altro che "GRAZIE".
Non è stato semplice, perchè, nonostante quel che si possa pensare di me, troppa gente mi dà fastidio, mi intimorisce, perciò so che non ero io, realmente io, so che la nostalgia che oggi mi porto dietro è legata a questo.
Ma so anche che Lui, misteriosamente, mi ha voluta lì, insieme alle altre 29, testimone del fatto che Lui c'è! Perchè qualcosa ieri è successo, veramente successo, come ben racconta Daniela.
D'altronde Lui ci aveva avvertite: "Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" Mt 18,20... Siamo noi che siamo duri di orecchi...e allora ben vengano giornate come ieri, che ci riportano proprio a questo!
A proposito, a quando la prossima?????
ps: sarà mica stato un caso che ieri fosse proprio Santa Monica, vero?????
lunedì 25 agosto 2014
Io non sono brava per quello che faccio.
In questo mondo in cui misuriamo tutto, tutto sembra avere un valore quantificabile in numeri, anche la "bravura" è considerata direttamente proporzionale alle cose che si fanno.
Accade così che quando incontro qualcuno, più racconto quello che faccio, più mi sento dire "brava". Non quello che sono, ma quello che faccio! E' facile sentirsi lusingate da tale complimento, in fin dei conti mi faccio un c...o così e almeno gli altri lo riconoscono. E ci sono caduta tante volte in questo tranello, sentendomi fiera nel sentirmi dire "come sei brava!".
Ma è davvero così????
No! non posso credere che la "bravura" sia quantificabile, o almeno non con questo metro. Questo è il metro di misura che applichiamo oggi perchè la nostra società ci ha insegnato questo: più fai, più produci, più allora sei bravo e degno di lode. Vado allora con la mente alle immagini di alcune mie amiche che scelgono di dedicarsi alla famiglia ed ai figli (indipendentemente dal numero): non sono brave loro? E, permettetemi l'esempio estremo, una suora di clausura non è brava?
Ed io, se mi fermassi, se decidessi ad un certo punto di smettere di correre, se scegliessi qualcosa di diverso, sarei meno brava?
Non ci sto. Non può essere questa l'ultima parola su di me, e su nessuno di noi.
Siamo bravi se rispondiamo alla realtà che ci è data, ciascuno con quello che è, con il proprio desiderio, con le proprie inclinazioni. Quando uno vive così, chi lo guarda non può che desiderare la stessa cosa per sè stesso e per i propri cari, non può non riconoscere che lì dentro, dentro quel modo di vivere, sta la bellezza della vita; e la "bravura", se così vogliamo chiamarla, è proprio nello stare alle circostanze che ti sono date e fare così della propria vita una testimonianza per gli altri.
giovedì 31 luglio 2014
Una valigia un cappello e il figlio, un figlio, in spalla. Un breve saluto volgendo lo sguardo dietro di sé, un sorriso abbozzato a colui che l'ha accompagnata, pronta per il suo viaggio. Non è abituata a viaggiare da sola, non è abituata a viaggiare affatto. Eppure è partita per lei, per quella amicizia che dura da anni, che è sopravvissuta alle insidie del tempo. Che strano viaggiare con lui, da sola con lui, essere insieme lontano dagli altri. Poi il decollo, il volo, il mare sotto di loro ed infine di nuovo la terra . All'arrivo l'ha accolta un cielo grigio che nascondeva i colori di quell'arida terra. Così sono iniziati i suoi giorni in Sardegna; mai avrebbe immaginato che quei giorni risvegliassero profondi ricordi, mai pensava di togliere i vestiti abituali per indossare quelli lasciati nel cassetto anni e anni prima. Ma l'ha fatto, senza pensarci, anzi senza neppure accorgersene. Quel volo durato un battito d'ali l'ha spogliata, denudata, per rivestirla di abiti vecchi nascosti in un baule in soffitta. Non se n'è accorta lei quando è sbarcata sull'isola, non se n'è accorta nemmeno quando si è guardata allo specchio mentre lavava le mani prima del pranzo. Se n'è resa conto piano piano, scoprendosi, guardandosi come se fosse la prima volta. Era libera. Libera dagli impegni, libera dai pensieri, non era la mamma, nemmeno la moglie, neppure il medico. Era lei, in una veste che pensava di avere sotterrato profondamente nella terra più dura.Il vento, il sole, il mare, gli sposi, gli addobbi, la festa. Quel figlio sempre con lei, la sua appendice, la sua ancora con il mondo reale. Perché basta chiudere gli occhi per ritrovarsi a ballare nei boschi, intorno ad un falò insieme a fate e gnomi. Tutto è stato casuale, nessuna conoscenza, nessuna aspettativa, e forse proprio per questo tutto è stato una piacevole sorpresa. Il tramonto, l'alba e le stelle, la luna che si fa piena. Ed ecco il tempo di tornare. Di nuovo il decollo, il volo, il mare e la terra. Un battito di mani e gli occhi si riaprono mostrando la sua amata realtà. Tutto diventa un lontano ricordo affidato alla memoria, emozioni che già sembrano lontane anni, appartenere alla vita di altri. Pensa a lui, al suo lui,e capisce perché nella sua vita c'è lui, capisce che senza di lui non sarebbe quello che è, non avrebbe fatto quello che ha fatto. Lui sono i suoi piedi per terra, la bussola nel deserto, l'ombrello sotto la pioggia.
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